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Pontelongo, paese dello zucchero...
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"Pontelongo, sede di zuccherificio"
Tra poco sarà un secolo. Da poco meno di cent'anni Pontelongo è sede di un'industria che macina bietole e raffina zucchero: di barbabietola soprattutto, ma anche di canna. E' questa una ragione sufficiente perché il piccolo paese a 25 km a sud di Padova, adagiato sul Bacchiglione che da Padova scorre verso il mare di Chioggia (VE), sorto per collegare territori e comunità, rivendichi il riconoscimento di un matrimonio (quasi) secolare.
La recente pubblicazione del volume "Veneto", curato dal Touring Club Italiano nella collana "le guide rosse" edita dal giornale "La Repubblica", conferma autorevolmente il binomio Pontelongo-zucchero. Nel passare in rassegna le zone padovane della Saccisica e del Conselvano iltesto racconta: "Dopo Arzerello la statale tocca, km. 23.6, Pontelongo m 5, ab. 3776, sede di zuccherifici, già importante porto sul Bacchiglione qui scavalcato da un ponte noto fin dal sec. XI. Sulla riva sin. è la villa Foscarini, ora Municipio, costruita nel sec. XVIII".
La guida rossa "dimentica" altri elementi architettonici pontelongani di pregio: il mulino Rossetto, ad esempio, ex Camillotti, ex Centanin, un insediamento industriale in funzione dalla metà dell'ottocento; la Casa del Fascio, testimonianza significativa dell'architettura civile fascista. E, tuttavia, le righe riportate sanciscono una storia importante: la lunga vocazione industriale di Pontelongo. Rispetto alle località della Saccisica, ricche di chiese, abbazie e antichi insediamenti protoveneti e10 romani, Pontelongo spicca per gli insediamenti industriali e, in particolare, come "sede di zuccherifici".
Pontelongo vanta, dunque, una storia particolare che modella la comunità con un imprinting proprio. Da qualche decennio l'Archivio Storico Fotografico, prima, la Pro Loco e le numerose associazioni di volontariato, successivamente, operano con continuazione di intenti e di successi per ricostruire la storia di ieri e dell'altro ieri, far rivivere memorie e tradizioni, definire l'identità territoriale, radicare il senso di appartenenza comunitaria. Mediante l'allestimento di mostre fotografiche, la pubblicazione di volumi e di testi, l'organizzazione di eventi commemorativi, la partecipazione alle iniziative finalizzate alla valorizzazione delle culture e subculture territoriali.
I perché di Pontelongo "città dello zucchero". Il territorio, come la popolazione che vi abita, vive, si sviluppa, evolve; è dotato di un volto e di un fisionomia. Il territorio e la comunità hanno una identità: una storia, una memoria, un linguaggio, una cultura, un modo d'essere e di comportarsi, una visione del mondo. Ai paesi si possono applicare le parole scritte da N. Bobbio a proposito degli anziani: "il mondo dei vecchi, di tutti i vecchi, è il mondo della memoria. Si dice, alla fine, tu sei quello che hai pensato, amato, compiuto. Aggiungerei: tu sei quello che ricordi".
Pontelongo si ricorda e ricorda agli altri che è un paese di fiume e di commerci, di villeggiature patrizie, di agricoltura e di farine. In particolare, non può sottrarsi alla mission di raccontarsi e di raccontare agli altri una cultura particolare: della barbabietola da zucchero, dell'industria saccarifera e dello zucchero. Pontelongo può legittimamente essere proclamata la città dello zucchero per almeno tre ragioni.
Anzitutto, perché con lo zuccherificio Pontelongo entra nel circuito della storia lunghissima e errabonda di una pianta selezionata nell’Estremo Oriente, sperimentata nel Medio Oriente e nei paesi del Mediterraneo, portata al successo nell'America postcolombiana, utilizzata prima come medicinale e poi come spezia, per finire sulle tavole europee come prodotto pregiato di una cucina sofisticata. Lo zucchero di canna è letteralmente un "prodotto mondiale", risultante del lavoro, delle sperimentazioni, i sudori e la creatività di continenti (Asia, Europa, Nord Africa, America) e popoli. La stessa parola "zucchero" arriva a noi dai califfati iberici della Spagna pre-Reconquista (azucaf). Allo stesso tempo, occorre ricordare che si deve alla Serenissima Repubblica di Venezia l'installazione, intorno alla prima metà del Quattrocento, delle prime raffinerie di zucchero; per tutto il Seicento Venezia conserva la preminenza nella produzione dei generi di lusso (seta, vetri, sostanze chimiche, mosaici, metallurgia, pellami), raffinazione dello zucchero da canna incluso. Si tratta di un primo versante storico-culturale che oltrepassa il territorio comunale e della Saccisica.
In secondo luogo, con l'insediamento industriale dello zuccherificio Pontelongo entra nella storia parallela dello zucchero da barbabietola: un cammino che intreccia agricoltura e industria, progressi della chimica -a partire dai lavori del duo Achard-Marggraf, condotti tra il 1784 e il 1789 -e processo di selezione di sementi e di ceppi, analisi dei terreni e procedimenti industriali per la cristallizzazione del sugo, rapporti nelle campagne e relazioni industriali. Determinanti per I’avvento dello zucchero da barbabietola sono le vicende europee di inizio Ottocento, lo scontro irriducibile tra la Francia napoleonica e l'Inghilterra "regina dei mari". Da allora le due vie dello zucchero, da canna e da barbabietola, si incrociano e si sovrappongono in un andamento altalenante di confronti e scontri, rivalità e competizione, protezionismo e liberalizzazione. Senza dimenticare le vicende della coltivazione della barbabietola in Italia: dai primi sperimenti produttivi e industriali del Maraini nelle terre della Sabina e a Rieti (1887) al lento risalire della coltivazione della barbabietola verso il Nord, fino all'insediamento prevalente della produzione tra Bologna, Ferrara e Rovigo, (anche) come risposta economico-sociale alle problematiche proprie delle terre di recente bonifica.
Infine, si può dire che per Pontelongo è d'obbligo valorizzare l'impianto industriale zuccherificio per i "traiti somatici e caratteriali" indotti dallo zuccherificio sulla comunità. Politicamente, l'installazione industriale si configura come la risultante positiva di una duplice azione: un capitale belga (inizio del Novecento) in fase espansiva, alla ricerca di investimenti in territori europei nelI'ltalia giolittiana, la Romania e la Bulgaria -, e una interpretazione dinamica e propositiva del proprio ruolo da parte di due Comuni, le Amministrazione di Pontelongo e di Correzzola, guidate rispettivamente da Luigi Ostani e da Marcello Rougier, amministratore dei beni dei Melzi d'Eril e sindaco di Correzzola Dal punto di vista economico- produttivo, l'insediamento è anzitutto un esempio di efficienza e di modernità: lo zuccherificio viene inaugurato il 26 giugno 1910, a soli 18 mesi di distanza dalla costituzione (il 23 dicembre 1908) della "Sucrerie et Raffinerie de Pontelongo", società anonima con sede a Bruxelles. Da allora macina e raffina, con successo e da posizioni produttive preminenti. In secondo luogo, di assoluto rilievo l'impatto ambientale: economico, produttivo, sociale. Ai margini di una Saccisica tradizionale e povera, modellata nei costumi e nei consumi da una agricoltura di sussistenza. lana un manufatto ultramoderno: alta l'intensità di capitale investito. avanzata la tecnologia, modernissimi i macchinari, all'avanguardia il processo produttivo. E questo perché la struttura produttiva che approda nel paesetto sul Bacchiglione veicola con sé un vero e proprio "modello industriale e culturale": quello di Tirlemont, punta di diamante dell'industria saccarifera belga ed europea, in funzione da ben 74 anni prima (dal 1836).
Profonda e duratura l'onda d'urto innestata. Niente è più come prima, tutto cambia: i rapporti di lavoro nelle campagne; le modalità di coltivazione della terra; i mezzi e le vie di trasporto (via acqua, su gomma e su treno); le relazioni tra capitale e lavoro; i rapporti sociali; il lavoro e le professioni; i redditi; i consumi; gli usi; i costumi. Aumenta la popolazione, la comunità si internazionalizza. A Pontelongo arrivano professionisti e manager europei del Nord e dell'Est: per lavorare, viverci, farsi una famiglia, magari per integrarsi fino al punto di scegliere il piccolo cimitero locale come dimora ultima. E da Pontelongo, stranieri e nativi, partono o ripartono per il Belgio, la Germania, la Romania, la Bulgaria, muovendosi all'interno di un particolare network di investimenti, tecnologia e scambi. Nello stesso anno, il 1910, ad opera dello stesso capitale belga aprono i battenti due impianti in posti tra loro assai distanti: Pontelongo e Roustchouk (oggi Rousse-Ruse), piccolo porto bulgaro sul Danubio, cittadina nella quale muoveva i primi passi Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura nel 1981, esempio eccezionale di mobilità geografica e di disponibilità culturale. In prevalenza tedeschi e cecoslovacchi i macchinari utilizzati nell'industria saccarifera avanzata.
Le dimensioni originarie di apertura e di mobilità internazionale viene confermato dalla successiva proprietà e gestione di Ilario Montesi, industriale di origine abruzzese-piemontese, per quarant'anni (1927-1967) azionista e amministratore dello zuccherificio di Pontelongo, protagonista di prima grandezza della dell'industria saccarifera italiana. E' sulle piazze finanziarie di Francoforte e di Bruxelles che Ilario Montesi reperisce capitali e fondi, mentre gestisce gli impianti industriali a Pontelongo, in Romania e in Bulgaria. Per un certo periodo assume il controllo dell'importantissimo gruppo saccarifero tedesco Suddeutsche Zucker
Con una qualche enfasi si può parlare di "prove d'Europa, di una sperimentazione "ante litteram" di uno spazio europeo come libera circolazione dei capitali, delle merci e del lavoro. Una dimensione transnazionale che influisce positiva sulla mentalità, il modo di pensare, gli usi, i costumi e i comportamenti della piccola comunità sul Bacchiglione: una popolazione povera, contadina, conservatrice e provinciale che fa i conti e assimila cambiamenti radicali e aperture modernizzatrici.
L'associazione "Pontelongo, città dello zucchero"
A sostegno e diffusione di questa storia e cultura, si è costituito il Comitato "Pontelongo, città dello zucchero", le cui mission e ragioni sociali sono esplicitate fin dal nome: il riconoscimento al piccolo paese sul Bacchiglione della dizione "città dello zucchero" e, più in generale, alla complessiva esperienza veneta la titolarità di una "via veneta" dello zucchero e dell'industria saccarifera. Un traguardo da tagliare per il 1908-1910, quando lo zuccherificio celebrerà il primo secolo di vita della costituzione della società "Sucrerie et Raffinerie de Pontelongo" e dell'avvio di una produzione che da allora non ha cessato di lavorare e produrre lavoro. Ma, allo stesso tempo, il traguardo dev’essere costruito con un percorso articolato di passaggi e di manifestazioni.
Come Comitato, infatti, ci si propone:
1 la realizzazione e lo sviluppo della "filiera agro-alimentare-distributiva" dello zucchero, assieme alla certificazione di rintracciabilità del prodotto, in modo da attestare la provenienza del prodotto (italiano-veneto);
2 la promozione e l'organizzazione di una "giornata dello zucchero". con manifestazioni, esibizioni e concorsi tra artigiani e produttori;
3 L'indizione di un concorso tra gli alunni delle scuole della Saccisica per la produzione di testi letterari e artistici riguardanti il mondo specifico della barbabietola, dello zucchero e dello/gli zuccherificio/i;
4 la produzione di un documentario storico-culturale sulla storia e il ciclo produttivo dello zucchero;
5 la scrittura di una storia documentata dello zuccherificio di Pontelongo, con particolare riguardo alla vita e all'opera di Ilario Montesi, azionista di maggioranza e amministratore delegato dello zuccherificio per quarant’anni, e prestigiosa figura imprenditoriale prestigioso del settore e della realtà patavina;
6 la promozione, in partnership con insediamenti e realtà affini -a partire da Tirlemont e Roustchouck, ma anche tedeschi, cecoslovacchi -di ricerche e di studi comparati delle varie problematiche del settore saccarifero;
7 la realizzazione di un "museo dello zucchero e dell'industria saccarifera", l'attivazione di iniziative didattiche ed espositive itineranti nella Saccisica e nei paesi europei storicamente interessati all'industria saccarifera.
La "via veneta" dello zucchero.
Oltre 130 dipendenti fissi e più di 220 lavoratori stagionali; 100mila tonnellate di zucchero all'anno e poco meno di 120mila tonnellate di sottoprodotti per la zootecnia; un bacino bieticolo di 20mila ettari dal Friuli al Veneto, fecondato da (circa) 3mila coltivatori: da quasi un secolo la "via dello zucchero", la più dolce delle industrie, passa per Pontelongo, il piccolo paese bagnato dal Bacchiglione. La produzione di zucchero ha conosciuto alti e bassi, espansioni e ristrutturazioni, passaggi di proprietà e di management; non B stata fermata nemmeno dalle tragicità di due conflitti mondiali.
Necessariamente, la politica agricola europea è sottoposta a revisioni e riforme. Ma ciò non deve significare che allo storico e prestigioso insediamento di Pontelongo, fortemente voluto da un sindaco illuminato di inizio Novecento, rimanga solo e fatalmente la strada verso il riposo definitivo dell'archeologia industriale. La nuova politica comunitaria non deve nemmeno necessariamente sancire la fine della coltivazione nazionale della barbabietola e della produzione dello zucchero.
Anche questa, come tutte le sfide contemporanee, ha i caratteri drammatici della globalità, da governare non con le "ferree ragioni imprenditoriali e10 produttive" né con i rapporti di forza tra paesi della UE. Come (quasi) cento anni fa, anche nell'era della globalizzazione i cambiamenti camminano con le teste e le gambe degli uomini. E' anche per questo che si è costituito il Comitato "Pontelongo, città dello zucchero": per ricordare una storia, diffondere una cultura, tutelare un patrimonio comunitario.
Pontelongo, luglio 2005
